Il mare in barca è sempre stato percepito come un privilegio. Non solo per il costo, ma per la complessità del processo che lo circondava: telefonate, preventivi, attese, relazioni personali difficili da decifrare. Un sistema poco leggibile, che di fatto teneva lontani molti potenziali clienti.
È dentro questo spazio rimasto indietro rispetto al resto dell’industria travel che nasce Sailogy, piattaforma online che ha deciso di trattare il noleggio barche come un vero business digitale globale.
Digitalizzare un mercato rimasto fermo
Quando il turismo ha iniziato a spostarsi online, tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, voli e hotel sono diventati immediatamente comparabili, prenotabili in tempo reale, trasparenti nei prezzi e nelle disponibilità. Il charter nautico, invece, è rimasto ancorato a logiche tradizionali, con calendari non aggiornati, fotografie incomplete, preventivi che arrivavano dopo giorni di attesa e una generale opacità che rendeva tutto più complesso del necessario.
Manlio Accardo, fondatore e CEO di Sailogy, ha intercettato proprio questa distanza tra domanda potenziale e offerta organizzata, intuendo che il problema non fosse l’interesse per il mare, ma l’assenza di un’infrastruttura digitale capace di semplificare l’accesso. Oggi la piattaforma conta circa 25mila imbarcazioni distribuite in un migliaio di destinazioni nel mondo, dalle barche a vela ai catamarani, fino alle imbarcazioni a motore, con la possibilità di aggiungere skipper, hostess o cuochi di bordo.
La differenza non sta solo nell’ampiezza dell’offerta, ma nella modalità di fruizione: disponibilità aggiornate, prezzi visibili, fotografie dettagliate, prenotazione immediata. Un meccanismo che avvicina il noleggio barche alla logica di un biglietto aereo o di una camera d’albergo, eliminando gran parte delle frizioni che storicamente scoraggiavano il cliente medio.
Dal management tradizionale all’imprenditoria digitale
Il percorso di Accardo non nasce nel mondo nautico, ma nella consulenza e nel management internazionale, con un MBA alla London Business School e un’esperienza in Bain & Company prima di approdare in Ferrari. Una carriera strutturata, stabile, inserita in grandi organizzazioni. La scelta di lasciare un marchio iconico per avviare una startup in un settore poco digitalizzato non è stata lineare né scontata, ma ha rappresentato un passaggio decisivo per dare credibilità alla visione imprenditoriale e attrarre capitali.
Tra il 2012 e il 2013 prende forma Sailogy come agenzia internazionale di viaggi online focalizzata esclusivamente sul charter nautico, con l’ambizione di costruire un player globale in un mercato ancora frammentato. Nel 2018 arriva l’acquisizione di Master Yachting in Germania, segnale di una strategia orientata al consolidamento europeo, ma il percorso non è stato privo di ostacoli: la pandemia ha colpito duramente il turismo e, a seguire, guerra e aumento dei tassi hanno ridotto la propensione alla spesa delle famiglie.
Il noleggio barche non rientra tra i beni necessari, e proprio per questo risente immediatamente delle tensioni macroeconomiche. La risposta dell’azienda è passata attraverso una ristrutturazione profonda culminata con la riduzione del debito del 95% e l’ingresso di nuovi soci industriali, un passaggio che ha rafforzato la struttura finanziaria e permesso di riposizionarsi in una fase di mercato complessa.
Un modello che unisce turismo e vela
Il settore nautico è caratterizzato da una presenza diffusa di operatori locali, spesso nati con logiche opportunistiche e orientati esclusivamente al prezzo. Sailogy ha scelto di lavorare su una selezione accurata delle società charter professionali, con controlli di qualità e relazioni dirette, creando un ecosistema più stabile e riconoscibile.
La clientela riflette la trasformazione del mercato: giovani che scelgono destinazioni come Ibiza, famiglie con bambini, coppie in viaggio di nozze, professionisti che cercano un’esperienza diversa dal classico resort. Circa il 40% degli utenti non possiede competenze nautiche e preferisce affidarsi a uno skipper, mentre il restante 60% conduce l’imbarcazione in autonomia. Negli ultimi anni si osserva anche un ritorno marcato della figura dello skipper come valore esperienziale, non soltanto come supporto tecnico ma come elemento qualificante del viaggio.
In questo equilibrio tra accessibilità e competenza si gioca una parte rilevante del posizionamento della piattaforma, che non punta solo alla disintermediazione ma alla costruzione di fiducia in un ambiente tradizionalmente poco standardizzato.
Scalabilità tecnologica e consolidamento europeo
Alla base dell’operatività c’è un software proprietario connesso ai database e ai sistemi dei partner, elemento che consente di gestire un inventory globale complesso mantenendo aggiornamento e coerenza dei dati. Senza una struttura tecnologica solida, 25mila barche rappresenterebbero un rischio operativo; con un sistema integrato diventano invece un vantaggio competitivo.
L’ultima stagione ha registrato una crescita a doppia cifra e le prenotazioni arrivano con largo anticipo, spesso sette o otto mesi prima della partenza, segnale che il mercato si sta strutturando su dinamiche più prevedibili rispetto al passato. Le migliaia di prenotazioni già distribuite sulla stagione 2026 offrono un’indicazione chiara sulla direzione del segmento.
La strategia dichiarata è orientata a ulteriori operazioni di acquisizione, nella convinzione che il mercato europeo tenderà progressivamente a concentrarsi in pochi grandi operatori capaci di integrare tecnologia, know-how e presenza internazionale. In uno scenario di consolidamento, la dimensione diventa una variabile determinante tanto quanto la qualità del servizio.
Il charter nautico resta un business esposto alle oscillazioni economiche e alle variabili geopolitiche, ma intercetta una domanda crescente di esperienze personalizzate e meno standardizzate rispetto al turismo tradizionale.